GAY HELP LINE: 400.000 CONTATTI IN 20 ANNI, L’85% DEI MINORI SUBISCE VIOLENZA – ECCO IL REPORT
LEGGI IL REPORT 2026 (riferito all’anno 2025)
GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOLESBOBITRANSFOBIA: 20 anni di Gay Help Line 800 713 713 in Italia: quasi 400 mila contatti in aumento le richieste di giovani, e l’ 85% dei minori subisce violenza, raddoppiate le richieste dal sud Italia ad oggi oltre il 40%, dopo il Covid forte aumento dell’Omolesbobitransfobia
17 maggio 2025 Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia, i dati raccolti da Gay Help Line 800 713 713 e dalla chat Speakly.org che hanno raggiunto oltre i 400 mila contatti in 20 anni ed i 20 mila contatti nell’ultimo anno, da tutta Italia, ed oltre confermano una situazione drammatica: l’85% dei minori subisce almeno una forma di violenza e il 40% tra gli under 26 subisce maltrattamenti dopo il coming out. Invece, nei 20 anni abbiamo visto un aumento delle chiamate dal sud Italia che è passato da circa il 20% ad oltre il 40%, questo dato evidenzia quanto in Italia il sud, data anche la questione lavorativa ed economica le persone LGBTQAI+, hanno maggiore difficoltà a trovare lavoro, dato un mercato del lavoro già molto ristretto dove le persone LGBTQAI+ vengono escluse, oltre ad una assenza di servizi dedicati in alcune aree.
Dall’analisi dei dati dei 20 anni del servizio emerge che i fenomeni discriminatori in famiglia, a scuola e nella società, che dal 2006 al 2019 erano in costante diminuzione, sono tornati ad aumentare dopo la pandemia, tornando quasi ai livelli dei primi anni ed in alcuni casi superandoli. Questo dato conferma quanto sia ancora necessario un presidio di ascolto e tutela come Gay Help Line, soprattutto per le nuove generazioni. Tale casistica è dovuta ad un cambio sociale che ha reso per molti la situazioni lavorative e sociali più difficili dopo la pandemia, il che ha comportato un aumento degli episodi discriminatori.
Per i Migranti dal 2020 ad oggi sono passati da 2-3% al 35% del 2025 dovuto ai cambi normativi che hanno evidenziato per i migranti LGBTQAI+ di ottenere protezione per orientamento sessuale ed identità di genere. Una rivelazione di sè che in passato le persone affrontavano più difficilmente per evitare di dichiararsi alle istituzioni, per i timori lasciati dalle esperienze persecutorie nei propri paesi di origine.
Invece, nel 2025 le violenze e discriminazioni hanno avuto un impatto sociale rilevante: quasi 1 persona su 2 (49,72%) dichiara di aver subito almeno una forma di violenza dato anche questo in forte crescita dal 2020 ad oggi.
Le persone giovani restano tra le più colpite: tra i minorenni l’85% subisce almeno una forma di violenza e il 40% maltrattamenti dopo il coming out, con effetti su isolamento e benessere psicologico. I maltrattamenti post coming out sono la forma più diffusa (18,51%) e avvengono prevalentemente in ambito familiare.
Anche tra i minori l’85% è esposto a violenza e il 40% ha subito maltrattamenti dopo il coming out, il bullismo scolastico riguarda il 2,76% del totale dei contatti.
La discriminazione in ambito lavorativo è la categoria più rappresentata (64,1%), con il 33,87% di casi legati all’orientamento sessuale e l’11,29% motivati dall’identità di genere
Particolarmente grave è il dato del 14,52% relativo alla discriminazione sanitaria: più di un caso su sette tra quelli emersi riguarda infatti l’accesso ai servizi sanitari e il diritto alla prevenzione.
Il linguaggio d’odio si conferma una componente strutturale della violenza:Il 38,95% delle persone ha subito violenza verbale omolesbobitransfobica. Su questo totale si registrano insulti omofobi 53,9% degli episodi rilevati e transfobici 23,4%, a cui si aggiunge il misgendering 20,6%.
Le persone transgender e gender diverse rappresentano oltre il 30% degli utenti , confermando una forte esposizione a vulnerabilità e discriminazioni.
Sul totale dei casi di discriminazione, gli ambiti di maggiore incidenza riguardano il lavoro 45,16% e l’accesso alla salute 14,52%, con particolare impatto sulle persone transgender
Quest’anno celebriamo i 20 anni di servizio e ricordiamo che nel 2011 il servizio Gay Help Line è stato inserito nel Libro Bianco del Ministero delle Pari Opportunità e, negli anni, ha collaborato anche con il Ministero dell’Istruzione. Il servizio è stato sostenuto dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma, dalla Chiesa Valdese e dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai tramite i fondi 8×1000 che hanno consentito la continuità delle attività fino ad oggi.
Tra i casi che abbiamo trattato non possiamo dimenticare quello di Andrea Spezzacatena nel 2012, diventato noto alle cronache come “il ragazzo dai pantaloni rosa”. Proprio grazie all’ascolto dei compagni di scuola che chiamarono Gay Help Line per raccontare l’omofobia che Andrea subiva, fu segnalata la pagina Facebook alla madre, che poté così comprendere quanto il figlio stesse soffrendo, e all’OSCAD, l’osservatorio del Ministero dell’Interno contro le discriminazioni. Quella storia è stata recentemente portata al cinema con l’omonimo film.
Tutto questo è stato possibile grazie ai partner che ancora oggi ci sostengono, ma soprattutto grazie al lavoro quotidiano di migliaia di volontari che in questi vent’anni hanno reso Gay Help Line un presidio essenziale contro l’omotransfobia e un punto di riferimento per chi cerca ascolto, protezione e diritti.
